A Vulci ripartono le campagne di scavo

Su concessione del Ministero della Cultura, al parco archeologico e naturalistico di Vulci ripartono le campagne di scavo. Diversi i progetti che vedranno studenti di università italiane ed estere prendere parte alla conoscenza dell’antica città vulcente. Già da inizio giugno è stato avviato il progetto “Understanding Urban Identities”, a cura del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Göteborg (Svezia), diretto da Kristian Göransson e Serena Sabatini.

‘Conoscere le identità urbane’, è il significato del progetto che, infatti, già dal 2018 (in collaborazione con la British School at Rome, il parco di Vulci e la Soprintendenza) ha voluto indagare la conformazione della città. I saggi eseguiti nell’area urbana di Vulci e immediatamente all’esterno della cinta muraria, in zona Porta Ovest, avevano fatto ipotizzare che la zona urbana potesse essere occupata da strutture di tipo non monumentale, forse domestiche e produttive.

È in corso fino a fine luglio il progetto Vulci 3000, della Duke University (USA), condotto da Maurizio Forte. Sulla spinta delle ricerche iniziate nel 2014, nelle quali si è fatto uso di telerilevamento da drone e del georadar, gli scavi si sono concentrati dal 2016 nell’area Sud rispetto al Grande Tempio e alla Domus del Criptoportico, nell’area del Foro, nel settore in cui era presente un’ampia struttura pubblica. Sempre nel mese di luglio entreranno nel vivo gli scavi nella necropoli settentrionale di Vulci, nell’area di Poggio delle Urne, a cura dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, diretti da Vincenzo D’Ercole e Francesco Gennaro.

Le campagne lo scorso anno hanno interessato un’area di 100 mq fra Casaletto Mengarelli ad est e il Casale dell’Osteria ad ovest e hanno portato alla luce ben 25 sepolture ad incinerazione, del tipo a pozzetto circolare e a fossa con risega. Purtroppo molte già danneggiate dai tombaroli e dalle attività agricole. Ad agosto torna Vulci Cityscape, a cura dell’Università di Friburgo e Magonza e con la direzione di Mariachiara Franceschini e Paul Pasieka, per proseguire il percorso avviato.

Con le prospezioni del 2020 che hanno condotto a una mappatura geomagnetica concernente una grande area sacra, delle strutture residenziali e produttive, il sistema di fortificazioni interno e la rete stradale. E con gli scavi del nuovo tempio del 2021, che hanno portato alla luce le strutture del podio di epoca arcaica, tracce di un precedente utilizzo del pianoro e persino fasi romane di occupazione e uso dell’area. Settembre e ottobre vedranno l’Università di Napoli Federico II impegnata nel progetto “All’origine di Vulci”. Marco Pacciarelli sarà a capo delle indagini nella necropoli orientale, in località Ponte Rotto; a cui un enorme contributo già è stato dato con le campagne del 2020 e 2021.

Sono state analizzate ben 58 sepolture scavate nella roccia di travertino locale di epoche diverse e più di 40 presentano resti della cremazione del defunto deposti in un’urna fittile, spesso ornata con motivi geometrici incisi.  Infine, fra ottobre e novembre, si chiuderà con Sustainable Vulci dell’University College London (Londra), sotto la direzione di Corinna Riva, che già aveva voluto approfondire Vulci nel contesto mediterraneo, al centro delle rotte commerciali e degli scambi culturali. Anche facendo ricorso all’archeometria sulla ceramica e alla geo-archeologia.

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