Analisi di laboratorio gratis all’ospedale Belcolle, denunciate due persone

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le 170 persone segnalate, tra cui medici, infermieri e dipendenti pubblici, avrebbero effettuato analisi del sangue e di laboratorio per se stessi, ma anche a favore di conoscenti, amici e parenti

VITERBO – Sono 315 le analisi di laboratorio eseguite abusivamente a danno dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Questi i risultati di un’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Viterbo e coordinata dal pm Paola Conti della Procura della Repubblica di Viterbo, che ha scoperto una falla nel sistema di controllo ed esecuzione delle analisi cliniche interne alla struttura sanitaria.

Secondo quanto ricostruito dal nucleo di polizia economico finanziaria, a seguito di un monitoraggio di oltre 3mila nominativi presenti negli archivi Asl, verificati i presupposti di circa 12mila esami eseguiti dal laboratorio di analisi del nosocomio di Viterbo, è stato scoperto che, in un solo dipartimento dell’ospedale, sono 170  le persone che hanno abusivamente usufruito di prestazioni sanitarie a carico dell’ospedale, senza pagare il ticket sanitario, evitando code e saltando l’ordinaria procedura di prenotazione.

L’indagine è partita da una precedente inchiesta, eseguita delle Fiamme gialle di Viterbo in materia di assenteismo presso la Asl, che aveva evidenziato alcune irregolarità procedurali all’interno di un dipartimento di Belcolle.

Il sistema scoperto dai finanzieri, con la collaborazione della direzione generale ed ammnistrativa dell’Asl, ha permesso di rilevare che numerose analisi richieste dal citato dipartimento non riguardavano i pazienti ricoverati, pertanto sono risultate prive dei presupposti per accedere alla procedura preferenziale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le 170 persone segnalate, tra cui medici, infermieri e dipendenti pubblici, avrebbero effettuato analisi del sangue e di laboratorio per se stessi, ma anche a favore di conoscenti, amici e parenti, anche per analisi di routine e del valore di pochi euro. Le accuse contestate sono quella di truffa ai danni dello Stato e falso in concorso.

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