Anno nero per l’olio a Montalto e Pescia

PESCIA ROMANA – Un anno veramente da dimenticare a Pescia Romana per la raccolta delle olive. A livello nazionale c’è stato un calo di produzione dal 37 al 40 per cento con picchi locali nella vicina Toscana di circa 90%. Pescia Romana non è stata quindi risparmiata. «La stagione 2014 – afferma Elisa Aquila, collaboratrice insieme al padre nella gestione delle attività del frantoio Celso -ha visto una produzione ancora inferiore rispetto l’anno precedente: già nel 2013 la produzione si era presentata dimezzata o addirittura di un terzo in confronto a quella del 2012. La principale causa è stata il tempo atmosferico: se da una parte le alte temperature dell’inverno hanno favorito la riproduzione della mosca dell’olivo, l’elevata piovosità anche nel periodo estivo ha facilitato l’insorgenza della lebbra – una nuova malattia fino ad oggi trascurabile – dall’altra il caldo eccessivo di giugno ha impedito l’allegagione ottimale. A fine raccolto inoltre si è aggiunta la tignola a far danni».

Alla scarsa produzione si è aggiunto anche un generale peggioramento delle caratteristiche organolettiche dell’olio prodotto causato dalla cattiva qualità delle poche olive raccolte, in molti casi poco o per nulla trattate. «La resa a Pescia Romana – aggiunge Aquila – ha avuto una media dell’11%, cifra ben distante dalle percentuali degli anni precedenti. Anche il contenuto di acido oleico, determinato attraverso la titolazione acidimetrica, è stato molto alto raggiungendo in alcuni casi lo 0.9%, oltre lo 0,8% massimo richiesto per l’Evo».

Un grande colpo ha ricevuto infine l’olio bio che non ha avuto trattamenti che ha determinato, in quei pochi casi in cui si è effettuata la raccolta, un olio di bassa qualità mentre di qualità superiore si ha avuto nelle olive trattate. C’è da dire che in quest’annata non è stato facile determinare i periodi più utili per una efficiente difesa dai patogeni che attaccano le olive, molti hanno trattato ma senza i risultati sperati.

La scarsità di olive ha addirittura costretto molti oleifici a non aprire e molte aziende hanno rinunciato alla raccolta influendo negativamente sull’assunzione del personale stagionale.

Stefano Sebastiani

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