“Bassano ha perso un figlio”

Straziante cerimonia dove una folla mai vista ha salutato il 20enne Alberto Catena

BASSANO ROMANO – “Grazie di cuore a tutti per la grande manifestazione di affetto e l’immenso calore che avete dimostrato in questi giorni al nostro Alberto”.

Con un post ieri sera sul suo profilo Facebook la mamma di Alberto Catena, Cristina Vincenti, ha voluto ringraziare quanti – tantissimi, davvero una folla oceanica – hanno voluto dimostrare vicinanza alla famiglia.  

E’ stato un grande Alberto.

La sua prematura scomparsa ha gettato Bassano Romano nello sconforto. La notizia in un attimo ha fatto il giro dell’intera comunità. La botta è stata davvero grossa. I bassanesi hanno accusato il colpo. “Abbiamo perso un figlio”, questo è stato il tema ricorrente.

L’aria che si respirava in paese era plumbea. Un centro listato a lutto, nelle case, nelle vie, nelle menti, nelle coscienze, nei cuori. Un centro con le lacrime agli occhi per due giorni. E certamente anche oltre.

Per strada anche le semplici azioni quotidiane erano – in qualche modo – influenzate dalla scomparsa del 20enne che abitava a ridosso della chiesa di Santa Maria del Monti, nella parte prominente e incantevole del paese. Dove batte il sole. Un po’ come Alberto: alto, bello e predestinato a proteggere e scaldare i cuori dei suoi concittadini. I quali, con un grande attestato d’amore, gli hanno voluto tributare un immenso e profondo saluto. Prima sui social postando (quasi) contemporaneamente, spontaneamente e silenziosamente un cuoricino, poi manifestando la vicinanza diretta e personale nell’ultimo saluto.

Un fiume di gente già dopo pranzo – ben prima dell’inizio dei funerali – ha invaso via san Gratiliano, Via Mariani Buratti, Via Roma. Destinazione chiesa parrocchiale, l’unica – per capienza – in grado di ospitare i funerali.

Alberto ha toccato i cuori dei paesi di tutto il comprensorio. Non solo Bassano ma anche Trevignano (il paese di origine del papà Stefano) e Capranica e Manziana  (dove – rispettivamente – ha svolto e svolgeva l’attività sportiva del nuoto).

Per non parlare poi dei tantissimi amici sparsi ovunque in provincia, accorsi per l’ultimo saluto.

E’ stato un grande Alberto.

Il papà Stefano, la mamma Cristina, la sorella Aurora e tutta la famiglia, malgrado il comprensibile stato emotivo, hanno dimostrato grande forza e dignità salutando, uno ad uno, i tanti amici che gli hanno voluto dimostrare affetto sia in nelle visite private a domicilio che in quelle pubbliche di ieri.

Alberto, come è stato detto, era una promessa del nuoto. Ma quello che ieri è maggiormente emerso nel corso dell’omelia in una stracolma chiesa Parrocchiale (anche Piazza Umberto I faceva fatica a contenere il gigantesco flusso di persone accorse fuori alla cattedrale) è stata la tenacia, la grinta, la forza di questo ragazzone di 20 anni. Che ha dato sempre del tu al male.

Malgrado non fosse al massimo della forma e col pensiero sempre lì, a quel tumore bastardo che lo spingeva in basso, che lo voleva con lui, il grande Alberto (con due volte la A) si divertiva a prendersi gioco di lui, gareggiando lo stesso, sfidandolo beffardamente, irridendolo, canzonandolo, sgusciando via, “mostrandogli i pettorali”, facendosi accarezzare dall’acqua della piscina. Quello che era poi era il suo habitat sportivo naturale.

E sì perché Alberto mica era uno qualunque, volava alto, spronato non solo dai suoi cari ma anche dai suoi amici e dal coach Stefano Sidoretti, il quale non solo ha usato parole bellissime al suo indirizzo (“Ciao Alberto, non ti scorderò mai”) ma – insieme alla società Manziana – ha organizzato un “picchetto sportivo d’onore” con gli atleti – che poi erano i compagni di nuoto di Alberto – tutti in tuta, in attesa del feretro con i palloncini blù.

 “Ha lottato come un leone, tenendogli testa fino alla fine” così il papà Stefano, fiero di Alberto ha più volte detto ad amici e conoscenti.

E’ stato un grande Alberto.

Tutto amici e famiglia, “un ragazzo buono come il pane”.

Ieri nel corso dell’omelia, con un Don Giuliano estremamente commosso, è emersa chiara la figura di Alberto. Anche chi non lo conosceva si è inchinato davanti alla sua personalità, al suo vigore, alla sua energia, al suo sorriso.

La parte più toccante c’è stata con le testimonianze. Emozionanti i ricordi della sorella 18enne Aurora, delle cugine Jessica e Samantha Ferro che hanno ricordato anche aneddoti simpatici (“Piro e Pira”, ricordando gli appellativi “incendiari” proprio di Alberto e Samantha).

Più ovviamente dei tanti amici che hanno affollato la chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta.

Al termine dell’omelia è scattato un forte, sentito e partecipato applauso – udito fino a Montecastello (per capirci dall’altro capo del paese) – con in testa i suoi amici.

E proprio questi, rompendo il protocollo, hanno voluto portare a spalla Alberto in una simbolica staffetta negli 800 metri di percorso che separano la chiesa dalla cappella nel cimitero comunale.

Proprio la staffetta. Nel nuoto, come nella vita. Ciao Alberto: sei stato un grande!