Bonus in edilizia, 47mila posti di lavoro in fumo a causa di crediti inesigibili dalle imprese

Il presidente di Confartigianato Imprese Viterbo, Michael Del Moro: "Servono lo sblocco immediato e certezze sulle norme per gli incentivi”

Sono 47mila i posti di lavoro che rischiano di andare in fumo perché 5,2 miliardi di crediti fiscali per i bonus in edilizia sono ancora bloccati. “La situazione si fa sempre più seria, giorno dopo giorno le imprese del comparto restano senza ossigeno ed è chiaro che le ricadute sui livelli occupazionali saranno tragiche”.

L’ennesimo grido di allarme per lo stallo del settore delle costruzioni lo lancia il presidente di Confartigianato Imprese Viterbo, Michael Del Moro, che torna a denunciare il blocco dei crediti, non gestibili nel circuito bancario, nei cassetti fiscali delle imprese. Secondo i dati della Confederazione, a fronte dei 5.175 milioni di euro incagliati nei suddetti cassetti fiscali – di cui 3.684 milioni (il 71,2%) per il superbonus e 1.491 milioni (28,8%) per gli altri bonus edilizi – la loro inesigibilità costerebbe la perdita di 46.912 addetti nelle micro e piccole imprese italiane.

“Di fatto andiamo verso la riduzione di almeno il 40% degli addetti occupati nel settore – spiega ancora Del Moro -. Parliamo di 116mila unità posti di lavoro in più tra il primo trimestre 2021 e il primo trimestre 2022, equivalente ad un ritmo di crescita del +8,4%. Il doppio rispetto al totale dell’economia (+4,1%). Secondo le analisi di Confartigianato il blocco dei crediti, le continue modifiche normative in materia di bonus edilizia e la volontà del Governo Draghi di non prorogare il superbonus colpiscono proprio l’unico settore che, anche grazie a queste misure di sostegno, ha rimesso in moto il mercato del lavoro negli ultimi due anni”.

Alcuni dati per chiarire la situazione: tra il primo trimestre 2020 e il primo trimestre 2022 le costruzioni hanno fatto registrare l’aumento di 176mila addetti, a fronte del calo generalizzato di addetti nei servizi (-106mila), nella manifattura (-41mila), nell’agricoltura (-50mila). “Assurdo bloccare strumenti che hanno consentito la creazione di lavoro, il rilancio della domanda interna e che dovrebbero favorire la transizione ecologica del nostro Paese – conclude il presidente di Confartigianato -. Oltre alle aziende delle costruzioni, a farne le spese saranno i cittadini che hanno commissionato lavori ad oggi messi a rischio. Serve una soluzione rapida e di buon senso per sbloccare liberare i crediti fiscali incagliati ed evitare così la morte di migliaia di imprese che, paradosso dei paradossi, falliscono per crediti”.

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