9.4 C
Lazio

Campanone, Carai: “La Sacconi usa la cultura per propaganda”

MONTALTO DI CASTRO – Riceviamo e pubblichiamo – Dopo aver tentato di cancellare la rivista storica e il progetto culturale del Campanone, Caci e la Sacconi sono dovuti tornare nel solco che noi, insieme al Maestro Morelli e a tante professionalità e appassionati, avevamo tracciato.
Ci tornano solo dopo aver avvelenato tutto, in netto contrasto con lo spirito del Maestro, che aveva proposto il nome Campanone, proprio per richiamare l’appartenenza a una comunità che condivide tempi e spazi unitari. E’ ormai chiara la totale incapacità di questa amministrazione di produrre un progetto originale che sia in grado di creare occupazione con le risorse umane del posto, di mettere in rete capacità intellettuali che possano promuovere il territorio, cosa che quel progetto, diretto con passione e competenza, era riuscito a fare.
L’incoerenza dell’assessore Sacconi è palese. Il risparmio è sbandierato quando fa le pulci al Campanone. Quando invece la cultura le serve per propaganda e ambizione, è pronta a sperperare nel flop del concerto della Mannoia e staccando assegni per cachet stellari ad artisti e a big dello spettacolo per performance serali di 2 ore; assegni che portano via dal territorio gran parte delle risorse che il nostro comune ha destinato al settore.
Non ci dimentichiamo infatti, che l’assessore più potente della Giunta Caci gestisce quasi un milione di euro l’anno, di cui quasi 500 mila per il teatro: nessun taglio, quindi, come millanta Caci, ma stanziamenti mai visti prima a fronte di risultati scarsi. Il “costoso” progetto di identità storica del Campanone era un progetto culturale e scientifico, non propagandistico, che vedeva la realizzazione della rivista, di libri, ma anche di un archivio storico e fotografico, di mostre, spettacoli di teatro storico e civile, con una redazione sempre aperta al pubblico che era divenuta spazio di incontro e confronto con anziani, ricercatori, studenti, appassionati.
Era un patrimonio creato nel paese per il paese, con una rete di collaboratori volontari che scrivevano a titolo gratuito.
Era un progetto che includeva, oltre alla realizzazione della rivista, la condivisione si uno spazio web tramite il sito internet e i social network. a cui collaboravano accademici e non, ricercatori, storici del territorio, università, fotografi, anche remunerati perché è un lavoro vero, quello dell’arte e della ricerca scientifica.
Tutti gli articoli e i due libri su Montalto sono stati realizzati su documenti reperiti nei più grandi archivi storici nazionali, privati, statali e comunali e deve essere chiaro a tutti che senza il lavoro di quegli anni questa pubblicazione sui Patroni non si sarebbe mai potuta realizzare!
Non dimentichiamoci, poi, che la rivista veniva ordinatamente spedita a casa di tutti i cittadini, oltre che ai montaltesi trasferiti o emigrati, e non abbandonata tra le inferiate dei cancelli, spiegazzata, com’è accaduto con l’edizione di questi giorni.
Perché non si parlava di una pubblicità o di un volantino propagandistico, si trattava di cultura vera.
Consigliere comunale PD – Salvatore Carai
LEGGI ANCHE  Droga in casa, arrestato commerciante a Montalto
- Advertisement -

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Altre notizie

LEGGI ANCHE  Elena Servi testimone delle leggi razziali, il suo racconto nel Giorno della Memoria