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domenica 18 Aprile 2021

“Casa del Parto” a Tarquinia, Laura Allegrini: «Un progetto inopportuno»

Laura Allegrini
Laura Allegrini

TARQUINIA – Riceviamo e pubblichiamo – «I recenti fatti di Catania devono farci riflettere sull’opportunità di un progetto come la Casa del Parto a Tarquinia». Lo afferma l’onorevole Laura Allegrini sul trasferimento del reparto di ostetricia e ginecologia a Civitavecchia.

«Il numero dei parti degli ospedali di Tarquinia e Civitavecchia – continua Allegrini – risulta ormai, da tempo, inferiore a 500 all’anno, soglia al di sotto della quale si considera inaccettabile il rischio ostetrico.

E la Asl cosa decide di fare? Sopprime la Uoc di ostetricia accorpandola a Civitavecchia; fatto già questo discutibile perché sarebbe stato giusto il contrario, visti i numeri di Tarquinia rispetto a quelli di Civitavecchia. Ma, in cambio, offre al territorio il progetto della “Casa  del Parto”, per un ritorno ad una natalità antica, quasi casalinga, per un investimento significativo che potrebbe essere diversamente ottimizzato.

Sono state valutate a fondo le seguenti problematiche:

1) Il decreto sulla realizzazione della Casa del Parto di Tarquinia prevede la presenza della sola ostetrica, di un ginecologo reperibile e che il presidio ospedaliero più vicino disti 29 km. Sono requisiti che garantiscono la sicurezza in caso di emergenza, o non si potrebbero verificare casi non dissimili da quelli recentemente avvenuti in Sicilia?

2) E’ stato considerato che il precedente decreto per l’attivazione della Casa del parto di Alatri richiedeva una distanza dal presidio ospedaliero di soli 14 km? Che differenza fa?

3) Perché, nell’eventualità, non realizzarla a Belcolle dove si potrebbe offrire tutta la “gamma” del parto (abbiamo l’esempio del Careggi di Firenze) e, in caso di sciagurata necessità, far fronte con personale e struttura alle emergenze?

4) Perché distogliere risorse dalla Uoc di Belcolle, che soffre da tempo di incompletezza, tra tante necessità quella di una sala operatoria nel blocco parto (obbligatorio per i II livelli ostetrici) e di un anestesista dedicato per il parto indolore che è previsto dai Lea. Di quest’ultimo tante volte ho parlato con il direttore Macchitella che mi aveva assicurato, già un anno fa, la realizzazione.

Spero che tutto ciò non serva, come sempre, per attribuire nuove figure apicali e, comunque, invito tutti a riflettere su quanto la sicurezza dei reparti sia importante.

Ecco perché penso che prima di investire tanto denaro in una operazione discutibile si debba  mettere a norma il Presidio centrale ed evitare, dall’una e dall’altra parte, ogni possibile rischio».

Laura Allegrini

  1. La Regione Lazio offre alla cittadinanza, l’ennesima chiusura di una struttura?
    Già presso la ASL Roma 5, asl con molti presidi ospedalieri, diffusi sul territorio, potremmo assistere alla chiusura dell’ostetricia di Palestrina.
    Si diceva che era cosa buona e giusta non centrare tutto su Roma. Infatti a Roma è concetrato sul privato convenzionato.
    Il pubblico, l’ospedale pubblico, dovrebbe adempiere alle necessità dei cittadini, anche se decentrati e/o in un territorio disagiato.
    …ma ciò non succede! La Regione Lazio intende tornare all’ostetrica condotta, come “in pane amore e fantasia”.
    Sarà presente anche un maresciallo dei carabinieri, come Vittorio De Sica, con il moschito?

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