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Cgil e Uil: «Nel Lazio trionfa il precariato»

VITERBO – «E’ il Lazio la regione italiana che registra il maggior numero di rapporti di lavoro attivati nel triennio 201 – 2013. Ma è anche quella col maggior numero di cessazioni. E con il numero più alto di contratti pro-capite: ben 2,10 a testa nel secondo trimestre 2013 contro una media nazionale di 1,4». A renderlo noto è Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil Viterbo, che ieri – assieme a tutta la camera sindacale di Viterbo – ha preso parte alla manifestazione a Roma nell’ambito dello sciopero generale nazionale proclamato da CGIL e UIL. «Uno sciopero contro il Jobs Act e la Legge di stabilità voluti dal Governo pienamente riuscito – prosegue Turchetti – con un’adesione da parte dei lavoratori superiore al 60% e una partecipazione nelle cinquantaquattro piazze d’Italia di oltre 1,5 milioni di persone».

Per tornare invece ai rapporti di lavoro attivati, «sono pubblica amministrazione, istruzione e sanità i settori più ‘prolifici’ nel Lazio che con il 23,9% di attivazioni contrattuali si colloca ben al di sopra della media nazionale (17,5%). Seguono servizi pubblici, sociali e personali con il 23,6%, contro una media nazionale del 10,6%. Subito dopo alberghi e ristoranti con il 17%. Lazio e Lombardia – sottolinea Turchetti – registrano il maggior numero di contrattualizzazioni sia nel 2012 sia nel 2013, partecipando per il 14% ciascuna alla dimensione nazionale delle attivazioni. Altissima la percentuale nella nostra regione di contratti a tempo determinato (68,4%). Ma hanno un peso rilevante rispetto al dato nazionale (7,8%) anche i contratti di collaborazione (9%)».

«L’incremento del numero dei contratti e il contemporaneo aumento delle cessazioni sono direttamente proporzionali alla diminuzione del numero dei lavoratori – spiegano i segretari generali della Uil e della CGIL di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri e Claudio Di Berardino, quest’ultimo intervenuto ieri dal palco di Piazza Santi Apostoli – ciò significa che stiamo assistendo alla totale precarizzazione della forza lavoro con contratti spesso di pochi mesi o addirittura giorni».

Nel terzo trimestre 2013 sono stati attivati nel Lazio 300.569 nuovi contratti su 182 mila lavoratori (con una media di 1,65 pro capite) e sempre nello stesso periodo di riferimento le cessazioni hanno riguardato 299.753 rapporti di lavoro e 187 mila lavoratori. Nel terzo trimestre 2012 le attivazioni quasi si equivalevano (circa 297 mila), ma il numero dei lavoratori coinvolti era maggiore (circa 188 mila).

«E’ il classico caso di un falso positivo – commentano Bombardieri e Di Bernardino – più contratti non solo indica maggiore precarietà e non più lavoro, ma se il numero dei contratti attivati rimane invariato e il numero di lavoratori diminuisce significa che si allarga anche la forbice tra ricchi e poveri e che alcuni settori vivono oramai quasi esclusivamente di contratti brevi e collaborazioni».

E’ in aumento infatti il numero dei collaboratori a progetto: a giugno 2013 risultavano iscritti alla gestione separata circa 75 mila lavoratori della regione.

Mentre pubblica amministrazione, sanità e istruzione si affidano prevalentemente al precariato, nei settori dell’industria e delle costruzioni si registra invece un calo di nuove contrattualizzazioni, pari rispettivamente al -10,5% e al -15,2%.

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