Conclusi gli scavi al Vignale: inizia una nuova stagione di scoperte a Falerii

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Si è conclusa il primo luglio scorso la campagna di scavi sul colle del Vignale (Civita Castellana), uno dei due rilievi su cui la città antica sorgeva, rimasto sostanzialmente non toccato dall’urbanizzazione. L’indagine archeologica è stata condotta, su concessione ministeriale, dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma (Insegnamento di Civiltà dell’Italia preromana), in forte collaborazione con la Soprintendenza. I risultati sono stati presentati nel corso della conferenza stampa del 30 giugno scorso al Forte Sangallo “Ritorno al futuro a Falerii”.

Ne abbiamo parlato con Maria Cristina Biella, direttrice della missione archeologica. La campagna è il coronamento di un processo di ricerca che dura da molto tempo: 15 anni fa si è partiti dalla ricerca nei depositi dei musei e degli archivi e poi sono state sviluppate le indagini non invasive (voli multispettrali e termici da drone e georadar) e le ricognizioni territoriali del 2020; ora gli scavi recenti.

Un’operazione possibile solo grazie al finanziamento della Fondazione CARIVIT e del Comune di Civita Castellana. E andata ben oltre le aspettative. Si partiva da una data di cesura storica segnata dal 241 a.C., momento della conquista romana e causa scatenante dello sviluppo di Falerii Novi (presso l’odierna Santa Maria di Falleri, nel Comune di Fabrica di Roma). L’obiettivo era, infatti, indagare il processo di strutturazione e gestione di una città preromana, dopo la conquista romana. Due le aree di scavo selezionate: una nei pressi della sommità del colle e una più prossima al declivio.

La prima volta a “verificare” i dati forniti dal georadar. Sono emerse tracce di attività agricole (arature degli anni ’80 del secolo scorso e trincee delle vigne del XVIII-XIX secolo), ma anche un’interessante struttura in blocchi di tufo, la cui fase ultima di utilizzo è databile tra IV e III sec. a.C.

La seconda per confermare i dati scaturiti dai voli multispettrali e termici da drone. Sotto un consistente interro sono venute alla luce tracce di cavatura in situ di blocchi, tamponature con strutture murarie monumentali, pertinenti alla città, ma anche altre riferibili ad attività di fasi precedenti, in cui l’insediamento urbano era ancora in formazione, riconducibili all’età del bronzo e a un periodo compreso tra VIII e inizi VI sec. a.C. Tuttavia, la rilevanza della campagna di scavi deriva da più fattori. In primis lo scavo di Vignale è
costola di un progetto più articolato, il “Falerii Project”.

Poi si è tornati ad indagare qui dopo tanto tempo, da quando, alla fine dell’800, Raniero Mengarelli ispezionò la porzione orientale del colle, rinvenendo i resti del santuario di Vignale, le cui decorazioni architettoniche sono ora in mostra in parte al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e in parte al Museo Archeologico dell’Agro Falisco a Civita Castellana. Perciò la collaborazione con quest’ultimo è stata importante. Ma centrale è stata anche la sinergia con il Comune di Civita Castellana (come oggi si chiama l’antica Falerii), proprietario anche del terreno in cui gli scavi hanno avuto luogo. Proprio quest’ultimo sta mettendo in atto un processo di valorizzazione dell’area: alla fine degli anni ’90 ha acquistato l’altura di Vignale per realizzarvi un parco cittadino a forte vocazione archeologica. Non solo il Comune ha investito e sta investendo in tale direzione, ma presto siglerà anche un protocollo d’intesa decennale con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma; ciò permetterà poi di continuare le indagini.

Guardando al futuro, si sta già cominciando a lavorare, per esempio, sulle strutture architettoniche, con analisi mirate sui frammenti di intonaci e sui materiali edilizi pertinenti all’alzato delle strutture, condotte in collaborazione con il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “G. Natta” del Politecnico di Milano.

E sicuramente l’indagine, come la ricerca, continueranno ancora negli anni a venire. Si agirà su più fronti. Non solo le campagne di laboratorio durante la stagione invernale, presso il Museo Archeologico dell’Agro Falisco, e la pubblicazione dei dati. Ma anche un occhio alla formazione didattica, coinvolgendo attivamente gli studenti dei corsi di laurea triennale in Scienze Archeologiche e magistrale in Archeologia della Sapienza Università di Roma; ma anche le scuole del territorio, per sensibilizzare e appassionare i giovani e instaurare in loro un legame e un senso di appartenenza.

Infine, novità, è attualmente in corso di stampa il primo contributo dell’edizione sistematica nel Bollettino di Archeologia online, in accordo con l’Istituto Centrale per l’Archeologia, delle indagini di archeologia preventiva condotte tra 1992 e 2010 dall’allora Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale.

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