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Confartigianato: «La contraffazione è un fenomeno che rovina più della crisi»

Andrea De Simone, direttore Confartigianato Imprese Viterbo
Andrea De Simone, direttore Confartigianato Imprese Viterbo

VITERBO – La contraffazione è un virus che ha ormai infettato tutto il mondo, tanto da fatturare 200 miliardi annui in tutto il pianeta. In Italia vale 6.924 milioni, pari allo 0,45% del Pil. «Secondo uno studio dell’Associazione, in Europa – commenta Andrea De Simone, direttore di Confartigianato Imprese di Viterbo – il nostro Paese si è attestato al primo posto per quantità di merce sequestrata. Questo dato è un campanello d’allarme forte, direttamente collegato alla crisi delle nostre imprese che producono made in Italy. È necessario che in ambito europeo si acceleri sulla tutela della proprietà intellettuale e industriale».

Tra il 2008 e il 2013 in Italia si sono registrati sequestri per 334,5 milioni di pezzi contraffatti del valore complessivo di 3.789 milioni di euro. Siamo dinnanzi ad un fenomeno che è ormai penetrato nel nostro tessuto produttivo al punto da fungere da ago della bilancia dell’andamento del made in Italy manifatturiero. Secondo lo studio condotto da Confartigianato, i settori più falsificati sono quelli del tessile, abbigliamento, calzature, occhialeria, cosmetici, giocattoli che rappresentano l’89,2% dei valore delle merci sequestrate tra il 2008 e il 2013. L’incidenza della falsificazione in questi comparti, pietre miliari del made in Italy, è registrata indistintamente su tutto lo stivale e va a minare costantemente la sopravvivenza delle imprese nostrane. Negli ultimi 5 anni le imprese artigiane sono state decimate, con una perdita di 7.052 aziende, pari ad un calo del 9,9%; soltanto nell’ultimo anno le imprese artigiane dei settori manifatturieri ‘invasi’ dai falsi sono diminuite del 2,1%.

«Le nostre imprese hanno bisogno di un’azione urgente – continua De Simone – che vada a bloccare l’espandersi di questo cancro. L’appello al Governo è che usi il pugno di ferro contro l’arte del falso e che si batta per non rimanere isolato in questa battaglia. Dovendo far fronte a un fenomeno radicato a livello globale, è fondamentale che le strategie siano concordate e condivise a livello internazionale. Contestualmente è imprescindibile che si costruiscano le basi per un’azione rieducativa collettiva che imponga ad ognuno di non accettare più come “normali” atteggiamenti del tutto illegali».

In barba a quella che potrebbe essere la previsione più plausibile non è la Campania la regione con il più elevato valore di merci contraffatte sequestrate nel periodo di indagine: tra il 2008 e il 2013, infatti, è il Lazio ad avere il primato per il valore più alto, 966 milioni, di merci falsificate, seguito dalla Lombardia e, solo in terza posizione, la Campania.
A livello mondiale è la Cina la capofila in classica in quanto primo Paese per la provenienza di merce contraffatta, che per lo più entrano in Europa via mare. Il 66,1% dei prodotti sequestrati dalle autorità italiane sono cinesi, mentre ci sono alcuni Paesi specializzati su determinati settori colpiti dalla falsificazione: così se per i profumi e i cosmetici la principale fonte di provenienza è la Turchia (51,2%), per i prodotti alimentari è l’Egitto (34,3%). Per quanto riguarda la tipologia delle merci, invece, il valore più alto di sequestri effettuati in Italia tra il 2008 e il 2013 riguarda gli accessori di abbigliamento (34,6%). Seguono i capi d’abbigliamento (14,1%), apparecchiature elettriche (9,9%), calzature (7,9%), occhiali (7,4%), profumi e cosmetici (6,6%), giocattoli e giochi (4,5%), orologi e gioielli (4,1%), cd, dvd, cassette (1,2%), apparecchiature informatiche (0,5%).

Per poter fermare questo fenomeno criminale è indispensabile mettere in campo delle strategie a livello mondiale che puntino a reprimere la falsificazione dei manufatti e, contemporaneamente, diano il via ad azioni prevenzione e da iniziative legislative a tutela dell’origine e della qualità dei prodotti, intensificando la formazione e l’informazione alle imprese e ai consumatori.

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