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sabato 8 Maggio 2021

Deposito scorie radioattive, il comitato: “Unire forze politiche per un No nella Tuscia”

Il comitato “No alle scorie radioattive” chiede a tutte le forze politiche locali e regionali di unirsi contro la possibile realizzazione sul territorio della Tuscia del deposito nazionale di rifiuti radioattivi.

Nell’audizione svoltasi il 6 aprile scorso, la Sogin ha espresso che la Regione Lazio, in particolare la provincia di Viterbo, è l’area più idonea a ospitare il sito di stoccaggio.

“Ci chiediamo il perché di tale motivazione – dichiara il comitato -. La risposta ci viene fornita continuando ad ascoltare le dichiarazioni Sogin: “il territorio dove viviamo è la più baricentrica rispetto ai siti di stoccaggio già presenti in Italia”. Queste affermazioni dell’amministratore delegato di Sogin, Ing. Emanuele Fontani e del Presidente Luigi Perri, le hanno fatte il 6 aprile scorso, di fronte alle commissioni riunite Ambiente e attività Produttive alla Camera dei Deputati.
Chiediamo a tutte le forze politiche locali e regionali di combattere la possibile costruzione di questo nuovo eco-mostro con forza e unità.

Gli italiani con il referendum del 2011 (in precedenza avevano cassato, nel 1987, quella in costruzione in questo territorio) hanno impedito l’utilizzo delle centrali nucleari con la chiusura definitiva del programma – aggiunge il comitato -.

La centrale di Montalto di Castro non è mai stata attivata con tale energia, adesso, dopo vari anni, il nostro paese dovrebbe ospitare un deposito che, date le sue proporzioni e i tempi di decadimento della radioattività, costituisce una concentrazione di radioattività enorme. Una particolarità ma i nostri amministratori ancora oggi non hanno fatto, in merito, alcuna dichiarazione pubblica, da che parte si sono schierati?

Abbiamo evitato una centrale nucleare salvaguardando il territorio dal rischio radioattività, dovremmo ospitare oggi un rischio molto più elevato che costringe a vincoli drammatici l’agricoltura, il turismo, il commercio e soprattutto non garantisce le future generazione dalla devastazione di un’area destinata all’abbandono in caso di danno al deposito.

La contaminazione radioattiva – conclude il comitato – è la morte biologica di un’area e di un territorio. Noi diciamo no al deposito di scorie nucleari nella Tuscia”.

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