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mercoledì 21 Aprile 2021

Donne vittime di violenza, in un anno 250 casi nella provincia di VIterbo

Mentre lo sguardo è distratto dall’emergenza sanitaria c’è chi in silenzio non ha mai smesso di occuparsi di coloro che quotidianamente subiscono violenza.

Donne che attraversano lunghi viaggi di solitudine e sofferenza prima di lasciare spazio al coraggio e scegliere di liberarsi definitivamente senza voltarsi indietro abbandonando le fasi di rifiuto, a volte di negazione, di auto-colpevolizzazione.

La richiesta di aiuto, spesso, non è facilmente intuibile ed occorre avere gli strumenti per decodificarla e farla emergere, ciò diventa ancora più complicato in questo momento storico devastato dalla pandemia che costringe molte donne a condividere l’ambiente domestico con il maltrattante e quel luogo dove dovrebbe esserci amore, accoglienza e sicurezza si trasforma nel luogo meno sicuro, in una gabbia, in un luogo di dolore.

Tante possono essere le motivazioni che trattengono le donne in relazioni maltrattanti: mancanza di mezzi alternativi al sostegno economico, paura di ritorsioni, dipendenza affettiva, apprensione per i figli ecco perché non sono sufficienti semplici attività legislative seppur mirate ad eliminare la violazione dei diritti e delle libertà fondamentali ma occorrono strategie di intervento più efficaci e adeguate che tengano conto della necessità della donna di non sentirsi sola, di riuscire a rielaborare il proprio vissuto, dei suoi bisogni anche economici, di sentirsi al sicuro e protetta.

La risposta a queste esigenze ha visto, soprattutto negli ultimi anni, su tutto il territorio viterbese l’intensificarsi di una rete di servizi specifici per le donne vittime di violenza in primis le forze dell’ordine, i servizi sociali, l’Asl ed il sistema ospedaliero, i centri antiviolenza, le case rifugio e il mondo associativo che insieme provano a costruire un percorso di aiuto e sostegno nel tempo senza lasciare vuoti.

Numerose sono le iniziative anche di prevenzione come il concorso annuale bandito dalla FIDAPA di Viterbo per le scuole secondarie “RispettiAMOci”.

L’attenzione agli aspetti psicologici e relazionali, specie nel momento del primo approccio con la donna in difficoltà, è diventata sempre più consapevole tra gli operatori del settore tanto che l’Arma dei carabinieri, in aggiunta alle procedure di supporto condivise con il Ministero delle Pari Opportunità riferite al numero anti violenza e stalking 1522: cura, costantemente, l’aggiornamento professionale dei militari sulle numerose disposizioni normative che disciplinano la materia, accrescendo nel tempo la giusta sensibilità per relazionarsi con le vittime particolarmente vulnerabili; avvia frequentemente campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul fenomeno e sulla necessità di rivolgersi alle Forze dell’Ordine; a riguardo, si richiamano gli slogan riportati sui dépliant presenti nelle sale d’attesa dei Comandi dell’Arma, come “Non Restare in silenzio…Chiedi Aiuto!”, “Indignarsi alla notizia di un altro femminicidio è troppo tardi…Tu sei il loro vicino di casa! Non restare indifferente fermiamolo in tempo! Chiama il 112. Noi Carabinieri possiamo aiutarle”, “Sì, uscire dalla violenza si può! Non restare in silenzio…chiedi aiuto! Noi Carabinieri possiamo aiutarti”; ha creato creata un’articolata struttura di contrasto del fenomeno, il cui nucleo fondamentale è rappresentato dalle stazioni carabinieri che, grazie alla loro capillare presenza sul territorio e alla prossimità con i cittadini, riescono ad intercettare segnali di conflittualità in ambito domestico che possono degenerare. I Comandi Stazione sono sempre supportati – per lo sviluppo delle indagini e per la valutazione dei “fattori di rischio” emergenti – da personale del Nucleo Investigativo, formato nell’ambito della “Rete Nazionale di Monitoraggio sul fenomeno della violenza di genere” e dalla Sezione Atti Persecutori del Reparto di Analisi Criminologiche, costituita da militari altamente specializzati, la maggior parte laureati in psicologia.

Questo è quello che accade ogni giorno anche presso il Comando Provinciale dei carabinieri di Viterbo dove spesso si riesce a mettere fine all’isolamento e alla paura grazie all’intervento di professioniste/i che con dedizione ed esperienza non si limitano a raccogliere le rilevanze criminose a fini investigativi ma rassicurano, accompagnano, incoraggiano e offrono protezione e opportunità anche davanti alla non volontà di denunciare.

La concretezza dell’intento di avvicinarsi allo stato emotivo di chi cerca aiuto è stata consolidata, anche, dalla realizzazione di un ambiente protetto (con la collaborazione dell’associazione Soroptimist International Club di Viterbo e nell’ambito del progetto nazionale denominato “Una stanza tutta per sé”) gradevole e confortevole che contribuisca ad instaurare un legame di fiducia tale da poter progettare un percorso di protezione e reinserimento sociale attraverso dinamiche di collaborazione con tutta la rete territoriale che ruota intorno all’attività.

Dallo scorso anno a oggi all’interno di “Una stanza tutta per sé” sono state effettuate oltre trenta audizioni protette di donne vittime di violenza. Nello stesso periodo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo hanno dovuto registrare un aumento dei reati di violenza contro le donne, tanto che hanno segnalato all’autorità giudiziaria ben 250 reati che rientrano nel concetto di violenza di genere, arrestando in flagranza di reato 22 persone e sottoponendo altre 55 persone a diverse misure cautelari (divieto di avvicinamento, arresti domiciliari, custodia cautelare in carcere).

Comando Provinciale dei Carabinieri di Viterbo
Col. Andrea Antonazzo

Camera Civile di Viterbo
Avv. Rosita Ponticiello

FIDAPA Sezione di Viterbo
Presidente Wanda Selva

SOROPTIMIST Club di Viterbo
Presidente Giovanna Verrico

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