Droga e sfruttamento della prostituzione, sette arresti dei carabinieri

All'alba il blitz degli uomini dell'Arma, sequestrato un locale notturno nel capoluogo

VITERBO – I carabinieri della Compagnia di Viterbo hanno stroncato un traffico di droga e un giro di sfruttamento dellaa prostituzione nel capoluogo della Tuscia, eseguendo sette misure cautelari agli arresti domiciliari. Nella circostanza è stato anche sequestrato un locale notturno. Nei guai sono finiti un artigiano di 50 anni, residente a Castiglione in Teverina; un operaio macedone di 40 anni residente a Viterbo; un imprenditore di 61 anni di Montefiascone; un 39enne residente a Castiglione in Teverina; un operaio di 39 anni di Orvieto e una 38enne macedone di Montecchio (Terni).

Le misure restrittive sono sono state eseguite con la collaborazioni dei reparti speciali dell’Arma (nuclei ispettorato del lavoro di Viterbo e Roma e nucleo cinofili di Roma) nonché dei comandi provinciali di Terni, Perugia e Siena.

L’indagine ha avuto inizio alla fine del 2016 allorquando, nell’ambito di una penetrante attività di controllo del territorio, i militari hanno acquisito notizie su una rete di spacciatori di sostanze stupefacenti, segnatamente cocaina, attiva in alcuni comuni dell’Alta Tuscia.

In seguito a ciò, seguendo le direttive del magistrato inquirente, i carabinieri del nucleo investigativo e della Compagnia di Viterbo hanno avviato un’articolata attività investigativa – denominata Operazione Birretta, termine utilizzato frequentemente per indicare lo stupefacente – che ha permesso di individuare a Castiglione in Teverina un soggetto che, con la complicità di altri, è divenuto un punto di riferimento di numerosi assuntori della zona e del vicino comprensorio orvietano. L’uomo, a sua volta, si riforniva di stupefacenti da un macedone che gravita tra il viterbese, l’Umbria e la confinante Toscana.

Alcuni degli indagati erano soliti frequentare locali notturni e ciò ha dato la possibilità agli inquirenti di far luce su un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Dalle indagini dei militari, i coniugi, gestori di un night club di Viterbo, ottenevano importanti introiti anche dalle prestazioni sessuali che le intrattenitrici del locali offrivano alla clientela dello stesso. In particolare, i suddetti coniugi, reclutavano donne straniere, prevalentemente dell’Est Europa, assumendole come intrattenitrici. Si trattava di contratti di lavoro di breve durata, in quanto le donne, all’interno del locale, si alternano frequentemente. Con la collaborazione di un viterbese, le donne venivano prelevate alla stazione ferroviaria di Viterbo e accompagnate negli appartamenti e poi ogni sera sul posto di lavoro. Percepivano parte del compenso dalle prestazioni sessuali.

Nel corso delle indagini è emerso un episodio inquietante: alcuni avventori del night, sotto l’effetto di cocaina, al rifiuto di una giovane lituana di avere un rapporto sessuale con loro, la malmenano pesantemente, tanto che era costretta a scappare. Poi con l’aiuto dei gestori del locale, che avevano temuto che la donna potesse denunciare l’accaduto alle forze di polizia, la donna venne costretta a lasciare Viterbo, senza neppure ricorrere alle necessarie cure mediche per le accertate lesioni riportate.