Farnese: la grande storia e la piccola geografia

Nemmeno millecinquecento abitanti, nel cuore dell’Alta Tuscia Occidentale: il magnifico lembo di Maremma compreso tra Lazio e Toscana, il lago di Bolsena e il mare dell’Argentario: uno dei pochi borghi, arroccati su ripide rupi, costruiti con lo stesso tufo su cui sorgono, sparsi in un territorio dolce e aspro, generato da catastrofi immani: sollevamenti di fondali marini, eruzioni vulcaniche durate centinaia di migliaia di anni, alluvioni devastanti, terremoti che hanno fratturato e sconvolto banchi rocciosi spessi chilometri.

Qui, al placarsi di questi eventi, una natura rigogliosa, ha dato sostentamento e riparo alle prime tribù di cacciatori-raccoglitori; ha fornito materiali per la forgiatura di metalli e la produzione di vasellame; anfratti, grotte e caverne, sono stati i loro ripari, prima dei villaggi di capanne, e poi delle città, magnifiche, Etrusche e Romane, che originarono le partizioni agrarie su cui s’incardinò poi il dominio territoriale Longobardo, e delle altre signorie medievali.

I Farnese: una delle più splendide famiglie del Rinascimento, che ebbe un’importanza straordinaria per la storia d’Italia e d’Europa, dell’Arte e della Chiesa di Roma; che qui nacque e dominò per un secolo, arricchendo borghi e città di rocche e palazzi, fontane e giardini, prima di stabilire il suo dominio a Parma e Piacenza e, lentamente, tramontare. “Farnese, la città del giglio” è il titolo che tre autori hanno voluto per un libro che narra la grande storia di questo piccolo borgo, accostando a quello dell’odierno abitato e dell’antica famiglia, il fiore che i Farnese scelsero come stemma.

Tre autori che hanno a lungo, insieme, lavorato per la scoperta e la valorizzazione del ricco patrimonio culturale di Farnese: Giovanni Antonio Baragliu che, come assessore all’ambiente, fu tra i promotori, e poi direttore, della Riserva Naturale Regionale delle Selva del Lamone, che protegge un unicum naturalistico assolutamente straordinario con importanti emergenze archeologiche; Carlo Casi, archeologo, attuale direttore scientifico di Fondazione Vulci, primo direttore del Museo farnesano intitolato a Ferrante Rittatore Vonwiller, l’autore di scavi fondamentali per la conoscenza della Preistoria locale; Luciano Frazzoni, Archeologo, che ha dedicato il suo lavoro all’antichità Classica e Medievale, ed è succeduto a Carlo nella direzione del Museo Civico, approfondendo lo studio dell’Età di Mezzo.

A sostenere questo progetto editoriale, compreso nella collana Antiqua Res di Controstampa, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, la Direzione Regionale dei Musei del Lazio, le riviste Archeo e Medioevo, con le quali gli autori collaborano, la Cooperativa sociale Zoe, che gestisce Parchi Archeologici, Musei e Monumenti in diverse regioni del centro Italia, il Wine-Relais “IL Podere di Marfisa”, che ospiterà venerdì prossimo 3 giugno, alle 18, la presentazione del volume, alla quale parteciperanno, oltre gli autori, Andreas M. Steiner, editore di Archeo e Medioevo e Simona Carosi, archeologa e funzionaria della Soprintendenza, mentre la mattina seguente gli autori accompagneranno il pubblico a visitare le principali emergenze del Borgo accuratamente descritte dalla loro guida.

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