“La protezione civile a corto di uniformi”

Un'autobotte del gruppo comunale di Protezione Civile di Montalto
Un’autobotte del gruppo comunale di Protezione Civile di Montalto

MONTALTO DI CASTRO – Riceviamo e pubblichiamo – Il centro Italia è scosso dai terremoti, seguiamo e vediamo quotidianamente immagini di devastazione. La protezione civile nazionale, i vigili del fuoco, l’esercito, le forze di polizia, i volontari delle varie associazioni, si sono mobilitati  per portare soccorso, ciascuno nei limiti delle proprie possibilità, nelle zone colpite dal cataclisma ma a Montalto di Castro il gruppo comunale di protezione civile è rimasto a casa sebbene nei giorni addietro sia stata reclamizzata in “pompa magna” dall’amministrazione comunale con tanto di foto e comunicazioni sui social network, la partecipazione del gruppo comunale alla Campagna “Io non rischio” che vantava la partecipazione di 10 volontari (5 della protezione civile e 5 della F.I.N. salvamento) al corso di formazione indetto dalla protezione civile nazionale proprio sul tema delle alluvioni e dei terremoti.

A questo si aggiunga un fatto ancora più grave: i volontari del gruppo comunale di protezione civile del Comune di Montalto di Castro, ai sensi e per gli effetti delle leggi dello Stato che regolano tale disciplina, non dovrebbero risultare idonei all’impiego in servizio in quanto non sono stati sottoposti all’annuale visita medica (scaduta a maggio 2016) che ne certifica l’idoneità all’impiego, ragione per la quale è addirittura prevista la cancellazione dal registro nazionale. Nonostante i volontari fossero consci e consapevoli di tale grave mancanza, hanno continuato a dedicare il loro tempo libero in maniera assolutamente gratuita alle attività di protezione civile in maniera costante e presente. Sono intervenuti su incendi privi dei sistemi di protezione individuale poiché, nonostante le ripetute richieste, chi di competenza ha semplicemente risposto col più classico del “ci penso io” che inevitabilmente si è tramutato in un nulla di fatto.

Spesso, per non dire abitualmente, i volontari si trovano a svolgere servizi di viabilità non consoni ne alle loro conoscenze ne quantomeno alle loro attribuzioni. Da prima di maggio io stesso ho fatto presenti le varie problematiche in forma verbale sia al sindaco Caci che al vice sindaco Benni, in quanto delegato alla protezione civile, ottenendo un lapidario “provvederemo a breve”. Concludo semplicemente esponendo a chi di competenza un quesito: vi sembra normale che non si riescano neanche a vestire i volontari? Perché i pochi fortunati che hanno in dotazione una uniforme, la indossano da tre anni e pertanto è ovviamente lacera e scolorita. Ma tanti altri la aspettano dalla notte dei tempi nonostante i tanti soldi messi a disposizione della protezione civile. La vita di un volontario vale più di qualche foto pubblicitaria.

Stefano Sebastiani

Associazione Esse

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