Maxi frode di circa 20 milioni per società e cooperative

False fatture per evadere il fisco, individuati 230 lavoratori irregolari. Richiesto il rinvio a giudizio per 4 indagati

VITERBO – Un vorticoso giro di fatture false per abbattere il reddito imponibile ed evadere l’Iva, generato da un consorzio di società cooperative di Viterbo operanti nel settore dei trasporti e logistica, affidate a “teste di legno” compiacenti. 

Questa l’accusa nei confronti di amministratori e prestanome di 19 società cooperative, tutte intestate con nomi di pianeti e costellazioni del sistema solare.

Una complessa indagine e diverse verifiche fiscali svolta dai finanzieri del Comando provinciale di Viterbo ha permesso di scoprire una frode fiscale per circa 20 milioni di euro e l’impiego di 230 lavoratori irregolari.

Nel corso degli accertamenti eseguiti dal Nucleo di Polizia economico finanziaria, sarebbe emersa la regia di un insospettabile dominus, che avrebbe escogitato un articolato piano evasivo attraverso lo scambio di false fatture, emesse dalle stesse cooperative consorziate, finalizzato all’evasione fiscale. Secondo gli accertamenti delle Fiamme gialle sono 4, tra prestanome e amministratori di fatto, le persone rinviate a giudizio per diversi reati, tra cui emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti finalizzate all’evasione dell’Iva, distruzione ed occultamento delle scritture contabili e sfruttamento dei lavoratori.

Le indagini hanno disvelato un meccanismo di frode attraverso il quale l’organizzazione acquisiva commesse a condizioni economiche vantaggiose da colossi della grande distribuzione di prodotti farmaceutici, per poi subappaltarle a cooperative fantasma che lavoravano sempre sotto la direzione di un imprenditore viterbese ed avevano lo scopo di abbassare il costo del lavoro e commettere illeciti fiscali. Con questo sistema l’imprenditore sarebbe riuscito a evadere al fisco diversi milioni di euro di imposte, ritenute Irpef e contributi previdenziali sui compensi dei lavoratori, che venivano anche sottopagati e assoggettati a turni di lavoro massacranti.  

Dalle indagini della Guardia di finanza le cooperative fantasma avevano sede legale e strutture amministrative del tutto inesistenti, e sono risultate essere delle semplici “scatole vuote”, controllate occultamente dall’unico dominus, che se ne serviva solo per assumere formalmente i lavoratori, allo scopo di imputare a terzi le responsabilità derivanti dai comportamenti illeciti perpetrati dal sodalizio criminale ed erano sostanzialmente destinate a produrre, a seconda delle necessità fraudolente, solo falsa documentazione fiscale per prestazioni soggettivamente inesistenti.

Al termine delle indagini l’imprenditore è stato ritenuto l’effettivo dominus in grado di gestire per oltre un decennio una florida attività di autotrasporto merci, fittiziamente ed artatamente suddivisa in soggetti giuridici apparentemente distinti, ma di fatto costituenti un unico complesso aziendale.

Gli elementi raccolti dalle Fiamme gialle e dal Nucleo per la Tutela del Lavoro dei Carabinieri hanno consentito al Pubblico Ministero di fornire al tribunale di Viterbo solidi elementi per disporre il rinvio a giudizio, con prima udienza fissata per il prossimo 14 maggio.

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