Maxi operazione antidroga dei carabinieri di Pescia Romana e Tuscania, ventidue arresti

I pusher vivevano nei boschi, pronti a spacciare 24 ore al giorno fiumi di cocaina e hashish

PESCIA ROMANA – Ventidue arresti, trentuno persone iscritte nel registro degli indagati e fiumi di cocaina e hashish per un valore complessivo di oltre 50mila euro a settimana. Numeri da capogiro nella complessa indagine diretta dalla procura di Grosseto e condotta dai carabinieri di Pescia Romana coadiuvati dai militari del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tuscania, che ieri mattina hanno portato a termine una maxi operazione antidroga tra il litorale Viterbese e Massa Carrara, nella bella Toscana. 

La complessa attività di indagine, avviata nel luglio 2016, ha avuto origine dagli accertamenti compiti dai carabinieri di Pescia Romana nei confronti di uno spacciatore locale, grazie ai quali fu inizialmente individuata, all’interno di un bosco di Orbetello una florida piazza di spaccio gestita da tre marocchini e frequentata da molti giovani assuntori, alcuni dei quali, peraltro, già noti ai carabinieri.

Tra gli arrestati cinque marocchini, tra i 36 e i 38 anni, e un italiano di Orbetello di 38 anni (quest’ultimo agli arresti domiciliari), tutti ritenuti responsabili a vario titolo per spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini, costituite da servizi di osservazione e da intercettazioni (il cui contenuto era stato di volta in volta confermato da sequestri di sostanze stupefacenti), erano poi culminate nell’arresto di quattro persone colte il flagranza di reato per detenzione ai fini di spaccio di 40 grammi di cocaina. 

In quella occasione erano stati fermati i tre marocchini e l’italiano, il quale prestava assistenza ai primi tre fornendo loro cibo e vettovaglie, al fine di garantire il prolungarsi della loro permanenza nel bosco e, quindi, la prosecuzione ininterrotta dell’attività di spaccio.

Gli elementi acquisiti dei carabinieri, comprensivi dell’analisi degli spostamenti di alcuni soggetti provenienti da Montalto di Castro, che frequentavano il bosco per acquistare lo stupefacente e rivenderlo, hanno consentito, poi, la prosecuzione delle indagini e l’individuazione di numerose altre piazze di spaccio, del tutto simili alle precedenti.

L’indagine ha altresì interessato intercettazioni telefoniche nei confronti di soggetti di nazionalità italiana e marocchina, gravitanti principalmente tra Pescia Romana, Capalbio e Orbetello, tutte gestite da magrebini e collocate all’interno dei boschi: luoghi accuratamente scelti per preservare l’attività di spaccio da eventuali controlli delle forze dell’ordine.

In particolare gli investigatori hanno accertato che, una volta creata la piazza di spaccio all’interno del bosco, essa veniva poi “pubblicizzata” dagli spacciatori con l’invio dei messaggi agli acquirenti più assidui, attraverso utenze dedicate e sostituite ogni 15/20 giorni, onde evitarne l’individuazione. 

La notizia, poi, si diffondeva attraverso una sorta di “passa parola” fra gli assuntori.

Le investigazioni svolte dai carabinieri hanno consentito anche di determinare la modalità di rifornimento delle varie piazze di spaccio, per lo più attraverso corrieri che, soprattutto in orario notturno, previ accordi telefonici, partivano dalla provincia di Lucca per recapitare lo stupefacente direttamente all’interno dei boschi. 

Varie erano anche le modalità con le quali veniva organizzato il trasporto della droga, che in alcune occasioni veniva occultato addirittura all’interno di frutta e verdura.

Inoltre, i tempi e le modalità degli acquisti di droga venivano fissati direttamente con gli assuntori, i quali, dopo aver preannunciato il loro arrivo, si fermavano al limite del bosco e attendevano il proprio turno, proprio come un “Drive in”, circostanza che poi ha dato il nome all’operazione. 

Nel corso delle indagini sono state arrestate, in occasioni di volta in volta, tutti i corrieri dello stupefacente che veniva recapitato all’interno dei boschi, con contestuale sequestro di circa 400 grammi di cocaina e 200 di hashish.

Il volume di spaccio gestito dai pusher è stato quantificato in circa mezzo chilo di cocaina e un chilo di hashish alla settimana, per un valore stimato di 50mila euro.