In mostra a Vulci e a Canino le sculture di dieci artisti contemporanei

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MONTALTO DI CASTRO – Verrà inaugurata sabato 8 luglio, all’ex convento di S.Francesco a Canino (ore 11) e alla Domus del Criptoportico a Vulci (ore 18), la mostra “Il Codice Vulci” che per la seconda volta vengono esposte le sculture in ceramica di 10 artisti contemporanei.

Questi spazi di antichità e memoria etrusca, romana e cristiana sono lo sfondo ideale per un dialogo tra il tempo, la storia e la scultura ceramica stessa, un luogo di confronto tra la simbologia del passato e il linguaggio dell’arte di oggi.  Quadrato, triangolo, ovale, cerchio e croce sono i simboli, presenti nella civiltà etrusca e in quella cristiana,  che gli artisti hanno scelto per rileggere e reinterpretare  valori, speranze, slanci vitali e aspirazioni alla trascendenza degli uomini dell’antichità e di tutti i tempi.  Un filo sottile e tenace collega il codice di simboli e segni rinvenuti nelle tombe etrusche con quelli contenuti nelle immagini della contemporaneità e su questo ideale legame si innesta la creatività  artistica che sceglie di plasmare l’argilla, materia di sempre, rinnovandone l’emozione con un gesto presente.

L’evento è presentato dalla Fondazione Vulci con i Comuni di Canino e Montalto di Castro e con la collaborazione della Delegazione FAI Viterbo e della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale

Dieci gli artisti che aderiscono al progetto “IL CODICE VULCI”. Ognuno di loro è presente con un riferimento diverso sia nel Criptoportico che nel ex-convento.

Luigi Belli sovrappone ossa e teschi in ceramica smaltata  sul simbolo di una lastra quadrata e, in una teca,  triangoli di cuori..  Giorgio  Crisafi ispira al simbolo dell’uovo le impronte della sua storia personale e alla corona della croce la circolarità di vita e morte. Antonio Grieco  costruisce una torre a triangolo  e traccia  un alfabeto di segni  iscritti in due ovali.  Mirna Manni  apre un ovale nei suoi tre obelischi e compone una croce scandita da moduli come scatole infilzate da ferri.  Riccardo Monachesi  frammenta in tasselli l’emozione della scritta INRI della croce e celebra con i vasi a uovo, tutti uguali meno uno, lo stupore del miracolo della Maddalena.  Jasmine Pignatelli  scava l’uovo generatore   e modula croci nello spazio,   imprimendo alla ceramica la forza di un concetto.  Paolo Porelli con figure  antropomorfe grida la croce e mostra il cerchio del cielo.  Alfonso Talotta dipinge di colori i quadrati di terra  e spacca con il vuoto di un triangolo la forma di un calice.  Paolo Torella inserisce l’uovo-simbolo nel cerchio di ferro e nella croce di legno e  fa vibrare le lamelle di un quadrato su cui attacca segni in ceramica di antichi simboli. Mara van Wees: evoca su un quadrato le profondità delle Vie Cave e gioca coi volumi dinamici di calici che si combinano a forma di croce.

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