Oltre 10mila giovani astici rilasciati in mare

Le operazioni di ripopolamento a sostegno di specie importanti come l’astice europeo permetteranno il recupero delle popolazioni locali di questa specie, con benefici per l’ecosistema e per la piccola pesca costiera

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MONTALTO DI CASTRO – Il Centro ittiogenico sperimentale delle Saline di Tarquinia (Cismar-Unitus) ha rilasciato oltre 10mila giovani astici in mare. L’operazione è avvenuta lunedì mattina davanti la costa di Montalto di Castro nell’area protetta Sic, tra il fiume Fiora e il Chiarone. Il professor Nascetti, insieme ai suoi collaboratori, ha liberato i primi piccoli crostacei di circa 30mila che andranno a ripopolare le coste del Lazio settentrionale nell’ambito del progetto Seasave.

L’ambizioso obiettivo andrà a salvaguardare e recuperare la biodiversità marina lungo le coste dell’Alto Lazio, grazie a fondi europei Feamp e della Direzione Generale della Pesca Acquacoltura del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Le operazioni di ripopolamento a sostegno di specie importanti come l’astice europeo permetteranno il recupero delle popolazioni locali di questa specie, con benefici per l’ecosistema e per la piccola pesca costiera. Il rilascio è avvenuto dove si trova un’estesa prateria di Posidonia oceanica: un habitat prezioso per molte specie marine che qui generano e allevano i loro piccoli.

Un posidonieto vitale quindi sostiene la biodiversità marina ed è contemporaneamente sorgente di importanti risorse per la pesca artigianale. Per questo nel 2013, grazie al progetto Life Natura Poseidone, l’area è stata protetta fisicamente con delle barriere sommerse che bloccano la pesca a strascico illegale, permettendo agli organismi marini di crescere al sicuro, compresi i giovani astici appena liberati.

Gli astici vengono allevati dalla supervisione scientifica del professor Giuseppe Nascetti e della professoressa Roberta Cimmaruta nel Centro Ittiogenico Sperimentale delle Saline di Tarquinia a partire da femmine ovigere catturate nelle stesse aree di rilascio, per garantire la compatibilità ecologica e genetica dei giovani liberati con i popolamenti locali.

Il difficile processo di allevamento è stato messo a punto in anni di ricerche e sperimentazioni e permette di ottenere giovani astici bentonici e pre-bentonici in perfetta salute e di cui si conosce la firma genetica, in modo da poterli poi identificare una volta ricatturati dai pescatori.

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