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Ostetricia, Blasi: «La sanità delle province non può essere gestita come quella di Roma»

TARQUINIA – «Il reparto di ostetricia e ginecologia non deve chiudere». A Tarquinia nessuno è d’accordo su quanto sottoscritto dal direttore generale della Asl di Viterbo Macchitella e dal parigrado della Asl RmF Giuseppe Quintavalle, alla Regione Lazio che prevedono l’accorpamento dei due reparti all’ospedale di San Paolo di Civitavecchia. L’accordo riguarderebbe anche in tempi brevi il trasferimento del personale dello stesso reparto attualmente operante a Tarquinia. «La sanità delle province – ha detto il consigliere regionale Silvia Blasi, del M5S Lazio – non può essere gestita come quella di Roma, date le specificità territoriali e sociali, o imponendo il pendolarismo sanitario a chi ha la sola colpa di non vivere nella capitale. Lo smantellamento dei reparti di ostetricia e ginecologia è un progetto non aderente alla normativa che disciplina i requisiti minimi. In alternativa si potrebbe costituire un percorso nascita intraospedaliero, afferente al Belcolle, che mantenga i livelli di assistenza in quella che è la seconda città della provincia di Viterbo». Blasi nei giorni scorsi ha fatto visita, insieme al consigliere comunale del M5S Marco Dinelli, all’ospedale tarquiniese riscontrando carenze all’intero edificio. I due grillini hanno incontrato il direttore sanitario Franco Bifulco per discutere delle problematiche riscontrate. «Oltre alle criticità strutturali del nosocomio – ha detto la Blasi – è evidente che è in atto una depauperazione dell’offerta sanitaria pubblica, una diretta conseguenza della politica zingarettiana che maschera i tagli lineari ai servizi con la ‘‘spending review’’».

Anche Forza Italia Tarquinia afferma inaccettabile l’accordo dell’accorpamento dei reparti.  «Il sindaco faccia chiarezza – ha affermato il FI – il suo silenzio sulla vicenda ci lascia preoccupati. Ricordiamo le numerose rassicurazioni e gli scritti inviati presso la Regione Lazio, non da ultimo la vicinanza dell’intero Consiglio comunale e di tutte le forze politiche sulla vicenda con delibera dell’agosto 2014. Cosa succede oggi? Perché il sindaco non interviene?  Il nosocomio di Tarquinia non può perdere questi importanti reparti. L’unità di ostetricia e ginecologia costituisce un fiore all’occhiello dei servizi offerti dal nosocomio, come lo dimostra la realtà dei numeri che vede sempre più donne residenti nei comuni limitrofi scegliere il punto nascite di Tarquinia per partorire. I nostri figli hanno il diritto di nascere a Tarquinia».

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