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Pd, Elisabetta Bronzetti lascia: “Un partito che lavora per gruppi non è utile al paese”

MONTALTO DI CASTRO –  Riceviamo e pubblichiamo – Non è mia abitudine lasciare un lavoro a metà come non lo è smettere di combattere per ciò in cui credo.
Dal 2013 ad oggi non ho mai smesso di lavorare e non ho mai mancato di assumermi le responsabilità del ruolo che rivesto ed è per l’enorme rispetto e per il grande senso di responsabilità nei confronti del mandato che mi è stato affidato dai nostri iscritti che mi trovo oggi costretta a rassegnare le dimissioni dall’incarico di coordinatore del circolo PD di Montalto e Pescia.

Elisabetta Bronzetti
Elisabetta Bronzetti

E’ una scelta dolorosa che arrivo a fare in totale autonomia ed esclusivamente nell’interesse del Partito per il quale ho combattuto battaglie a livello nazionale ma anche e soprattutto locale, al quale ho dedcato passione, energie e tempo. Quel Partito che spesso mi ha emozionata e inorgoglita e, tante altre volte, anche delusa purtroppo. Ma che ho difeso e continuerò a difendere soprattutto da chi cercherà di sfruttarlo per interessi esclusivamente personali e “manovrine” di potere.

Quando ho accettato la proposta di guidare il partito locale, l’ho fatto dopo un’attenta riflessione sullo stato delle cose e sulla situazione in cui versava anche prima della sconfitta elettorale alle amministrative del 2012 , arrivando al Congresso con una mozione che voleva essere anche una lettura del voto e di ciò che con quel risultato gli elettori ci avevano chiesto: rinnovamento e unità.

Ho iniziato la mia attività rinnovando completamente il direttivo e la segreteria del Circolo, anche grazie alla preziosa disponibilità di tanti giovani e volenterosi donne e uomini, garantendo una continua consultazione e condivisione delle scelte, promuovendo incontri con le categorie, organizzando, grazie all’esistenza di un rapporto serio con la Federazione e gli eletti del territorio, dibattiti con politici di alto profilo come Zingaretti, Bonafè, Gualtieri e Orfini, anche per garantire una visione concreta del futuro del nostro territorio. Ho rimarcato ogni giorno la mia mira ad arrivare alle prossime Amministrative con una lista completamente rinnovata, nelle persone e negli obiettivi, immaginando la possibilità di ricorrere a questo meraviglioso strumento delle primarie per l’individuazione del candidato sindaco, strumento che solo il PD ha saputo e ha avuto il coraggio di usare nel nostro Paese.

In questi mesi ho lavorato per la ricostruzione di una sezione unitaria, una comunità fatta di uomini e donne che scegliessero di dedicare il proprio tempo al Circolo senza interessi, se non quelli collettivi. Un luogo nel quale i personalismi non avessero spazio, ma il bene comune fosse l’unico vero motore trainante. Ho lavorato per ricostruire un rapporto tra il Pd e i cittadini di Montalto e Pescia, chiedendo a tutti di mettersi a disposizione nella misura in cui fosse utile per il nostro partito e per la nostra società.

Ho lavorato con il gruppo consigliare di Minoranza e, fin quando mi è stato possibile, ho prodotto con loro e con l’aiuto della Segreteria una grande quantità di lavoro di opposizione e di denuncia verso la gestione di Caci e i suoi: una gestione incapace di programmare un futuro per il nostro paese, che non si sta certo distinguendo per freschezza e rinnovamento nell’esercizio del potere ma che sta basando la sua politica sulla propaganda, sulla mistificazione, sulla paura e sul tentativo di far tacere le opposizioni. Una gestione che utilizza le querele, due delle quali sono riuscita a prenderle in un solo giorno, perché non è in grado di portare avanti battaglie di idee e sposta le guerre politiche dalla piazza o dalla sala consigliare ai tribunali e lo fa utilizzando soldi pubblici.

Non mi sono mai prestata agli inciuci tipici della politica più becera di chi voleva stare con un piede all’interno del partito e con un piede altrove. Non ho mai accettato accordi politici che non rispettassero la mia etica, la mia morale e la mia mozione, anche quando avrebbero certamente potuto garantirmi una autonomia decisionale maggiore all’interno e all’esterno del Circolo.

Trovo corretto scusarmi con tutte quelle persone che avevano riposto speranza in me e nel mio direttivo, a tutte quelle persone che avevano dimostrato sostegno e entusiasmo nei confronti di questo progetto che per me, nelle vesti di Coordinatore, si conclude qui.
Si conclude perché da mesi la sezione sta attraversando una crisi che ha portato ad una inversione della tendenza che ha caratterizzato il mio lavoro del primo anno, che è stato – lo ripeto –un lavoro di coinvolgimento, di apertura al paese e alle altre forze politiche di centro-sinistra, di ricomposizione degli equilibri e di apertura alla comunicazione tra le diverse anime che popolano ogni realtà democratica.

Sono stati mesi difficili caratterizzati dalla mancanza di dialogo tra i componenti del Circolo e i Consiglieri Comunali, dall’ inattività causata certamente anche dall’arroccamento delle varie correnti sulle proprie inamovibili posizioni.

Fin dalla mia elezione ero consapevole che il lavoro di ricomposizione dei gruppi non sarebbe stato facile, che quelle spaccature interne provenivano da tempi lontani e che quando si perde una tornata elettorale importante come quella del 2012 è più spesso facile continuare a puntare il dito anziché trovare il coraggio di fare un passo in avanti e tendere la mano anche a chi ha idee non proprio speculari alle nostre. Ma ero convinta che il tempo e l’amore per il partito e il nostro paese avrebbero consentito di costruire un gruppo capace di far convivere posizioni differenti, di farle confluire in un progetto unitario, perché questo è il vero carattere distintivo del Partito Democratico, nel quale continuo fermamente a sperare.

Con sforzo ho tentato fino all’ultimo momento di chiedere una assunzione complessiva di responsabilità che mi consentisse di iniziare una nuova fase di lavoro, che mi portasse a creare una struttura più ampia e unitaria e che non fosse l’ennesimo gruppo costruito tenendo conto numericamente delle rappresentanze delle varie correnti: una struttura che fosse espressione di una vera volontà di lavorare al servizio del PD e del paese, senza se e senza ma. Senza richieste e senza veti. Ho chiesto, dopo aver sperimentato ogni soluzione alternativa, una definitiva manifestazione di fiducia verso la mozione con la quale sono stata eletta Segretario, mozione chiarissima e che molti hanno strumentalmente voluto continuare ad interpretare.

Con tutta evidenza, posso dolorosamente affermare che allo stato attuale delle cose non esistono le condizioni affinché ciò sia realizzabile. Non ho infatti trovato, se non in pochi, troppo pochi, una convinta voglia di dialogare e lavorare insieme.
Un partito che lavora per gruppi non è utile al paese e tanto meno a se stesso.

Il mio mandato basato sull’idea di rinnovamento e di unità non si riconosce nella situazione attuale ed il mio impegno non si presta ad altri mesi di silenzio come quelli che abbiamo appena vissuto.
Avrei voluto continuare a lavorare per dare risposte concrete e programmare il futuro del mio paese senza essere continuamente bloccata ed ostacolata dalle liti interne al partito, nelle quali non mi riconosco.

Elisabetta Bronzetti

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