Quando lo Spirito è sovrano, intervista a Padre Giuseppe Calvano

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MONTALTO DI CASTRO – Può un anonimo giorno feriale, anzi a detta del sottoscritto il più anonimo ed inutile giorno feriale che esista, il mercoledì, un mercoledì per di più fracido di una fredda pioggia dicembrina, trasformarsi in una giornata ricca ed edificante per lo spirito ed il proprio sapere? Può, se si ha l’opportunità di intervistare una persona come Padre Giuseppe, che se a volte per pensieri e convinzioni è a te distante anni luce, tuttavia lo avverti vicino come un gemello nella ricerca della verità e del bene comune. E soprattutto se durante il fortunato colloquio, guardandolo negli occhi frementi di vita ti senti lentamente conquistare dalla passione ed invadere dall’amore che lo stesso, con umiltà, mette quotidianamente nel suo servizio pastorale.

Chi è Giuseppe Calvano?

Innanzitutto Padre Giuseppe Calvano! Perché è un segno distintivo particolare, dato che sono sacerdote. Se non lo fossi stato non sarei qui ora! Padre Giuseppe è semplicemente un sacerdote missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato che è diventato l’attuale parroco di Montalto, cioè colui che ha da parte di Dio la particolare missione di poter e dover assistere tutte le persone, le anime del paese ed aiutarle a raggiungere la salvezza eterna.

E Giuseppe bambino chi era? Aveva un nomignolo, un soprannome?

Giuseppe da bambino era un chierichetto della Chiesa pure abbastanza vivace. Solo pochi amici, quelli più stretti mi chiamavano semplicemente Peppe.

E quando è suonata la campana, quando è arrivata la vocazione?

Non arriva in un momento, anche se in alcuni casi, come San Paolo, può arrivare in un momento, con una caduta da cavallo…Ordinariamente avviene in modo graduale. Dio te lo fa capire tramite persone o fatti che possono accadere…personalmente ho iniziato ad avvertire la vocazione all’età di 16 anni, semplicemente tramite la frequentazione della mia parrocchia a Sezze Romano (LT) e la gioia che quell’ambiente infondeva nonché la sentita necessità di aiutare le persone in difficoltà. Quale era quindi la cosa più grande che io potessi fare per aiutare le persone? Il bene più grande che avrei potuto fare era quello di aiutarle a salvarsi l’anima! E chi se non il sacerdote?

Perché, come salva le anime un sacerdote?

Principalmente tramite l’amministrazione dei sacramenti, soprattutto quello della Confessione e della Comunione!

Nel suo cammino verso la Chiesa ha trovato ostacoli nella famiglia, negli amici, nella società?

No, non ho trovato grandi ostacoli, anche se devo ammettere che tutti hanno capito gradualmente e pienamente, tanto che oggi sono continuamente chiamato dai miei numerosi familiari e amici per celebrare tutte le cerimonie e funzioni! Inizialmente mi confidavo solo con i sacerdoti, che sono poi quelli del mio istituto, l’Istituto del Verbo Incarnato e con loro ho trovato grande forza. Vorrei ricordare che comunque mi sono diplomato ed ho iniziato subito a lavorare come disegnatore CAD con contratto triennale…lavoravo, avevo la mia auto, il mio cellulare e in più suonavo con il mio gruppo, e mi piaceva molto, special modo creare cover dei Nomadi, che trovo molto profondi ed interessanti. Appena tre mesi dopo entravo in seminario, nulla del mio passato mi dava di più!

Il seminario e le sue leggende, raccontate anche da molti film, Almodovar ne è esempio…La sfatiamo questa leggenda?

Certo che la sfatiamo! È l’esperienza ed il periodo più bello che si possa vivere prima di diventare sacerdote. Ricordo solo con gioia tutto quello che si è fatto e assimilato in seminario, che serve a farci innamorare di Cristo e di sua Madre per poi come sacerdote trasmetterlo ai fedeli che Dio ci metterà davanti al nostro cammino.

Il ricordo della sua prima celebrazione.

La prima messa si prepara in seminario per ben otto anni, (dei quali il primo in noviziato), di preparazione. La celebrazione della messa è il rinnovo del sacrificio sulla croce di Gesù, quindi significa salire il Calvario e rivivere la passione di Cristo. In ogni celebrazione il sacerdote sale al Calvario per fare suoi gli stessi sentimenti di Cristo che ebbe durante la sua passione, durante il suo sacrificio.

Il ricordo della Prima Comunione: prendere l’ostia cosa ha significato e cosa significa tuttora?

Ricordo che avevo un desiderio grandissimo di fare la Prima Comunione. Alcuni fortunati già con la prima comunione avvisano in modo unico, esclusivo l’incommensurabile grandezza di Dio che li invita a seguirlo più da vicino nella vita consacrata.

Come tutti i credenti, e forse anche più, lei parla con Dio: cosa chiede a Lui?

La fedeltà alla mia missione e vocazione, cosicché possa raggiungere la salvezza e aiutare tutte le anime a raggiungere la loro.

Parliamo con molte persone ma soprattutto con noi stessi: quanto e come avvisa il “peso” della sua anima?

L’anima non ha un peso ma dobbiamo usarla al meglio con lo sviluppo della preghiera e la pratica delle virtù.

La morte: cosa ci attende dopo? Lei ne ha paura?

Chi non ha paura della morte? Tutti! Tuttavia Gesù dice “Chi crede in me anche se morto vivrà” Gesù non inganna, ci ha promesso la vita eterna!

Però al di là delle frasi di circostanza, di magra consolazione per i familiari, come trovare un “senso” alla morte di un bambino, di un giovane?

Dunque, in questi discorsi bisogna sempre vedere l’inizio di certe cose e le conseguenze che portano. L’uomo all’inizio non fu creato per la morte, era nel paradiso terrestre, integro, sotto uno specifico disegno divino: la passioni erano sottomesse alla ragione e la ragione era sottomessa a Dio. Il peccato originale ha poi stravolto questo ordine e quindi come dice San Paolo, a causa del peccato è entrata la morte nel mondo, mali e sofferenze compresi. Ecco che il male non è voluto da Dio ma è frutto dell’uso erroneo della libertà dell’uomo! Dio non vuole il male! Tuttavia Dio non ci ha abbandonati in questo stato, ma poiché è infinitamente buono e ci ha promesso ed inviato il Redentore, Cristo, che venendo sulla terra ci ha salvati, con il suo sacrificio sulla croce, dando un senso alle nostre sofferenze terrene e ottenendoci la grazia che salva. Certo è durissimo perdere un figlio, un marito, ma Dio non si compiace di questo. Ricordiamoci che la vera vita non è questa, ma è quella eterna che si raggiunge salvandosi l’anima.

A.L. Snaporaz

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