”Servizio idrico integrato, la Regione mischia le carte e fa confusione”

MONTALTO DI CASTRO – (r.p.) Con la recente pubblicazione della Delibera Regionale n. 56 del 6 febbraio 2018, a meno di un mese dalle prossime elezioni, la Regione Lazio ha finalmente proceduto all’individuazione degli Ambiti Territoriali Ottimali di Bacino idrografico, in attuazione delle disposizioni della L.R. n. 5/2014 e della L.R. n. 9/2017.

Non si fa attendere il commento al provvedimento regionale di Sergio Caci, sindaco di Montalto di Castro e candidato alla carica di consigliere nella Lista “Energie per l’Italia” per Parisi Presidente.

“Sono tre anni che chiediamo a gran voce alla Regione Lazio di procedere all’istituzione degli ambiti di bacino idrografico, in attuazione delle disposizioni della Legge Regionale n. 5/2014 e s.m.i. (che, va ricordato, prevedevano la loro nascita entro sei mesi dall’entrata in vigore della Legge, ovvero entro il 9 ottobre 2014).

Da quando nel marzo 2015 abbiamo ricevuto la diffida a cedere gli impianti al soggetto gestore d’Ambito, infatti, io e miei colleghi della provincia di Viterbo che non abbiamo trasferito il servizio a Talete (insieme ad alcuni comuni della provincia che non hanno ancora ceduto le infrastrutture ad Acea Ato 2 S.p.A.) abbiamo sempre sostenuto che il primo ente inadempiente agli obblighi di Legge (nazionale e regionale) era proprio la Regione Lazio, per la mancata individuazione degli ambiti di bacino idrografico.

Anche la battaglia legale che abbiamo intrapreso (ricordo che ad oggi è ancora pendente il giudizio di revocazione innanzi al Consiglio di Stato che verrà discusso a giugno) è stata improntata riguardo questo aspetto. Solo dopo che sarebbe stato individuato nell’ordine: 1) l’ambito di bacino idrografico; 2) l’ente di Governo di tale ambito; 3) predisposto il Piano di Gestione; 4) individuato il soggetto gestore, allora avremmo potuto procedere al trasferimento delle infrastrutture, così come richiesto dalla Regione.

Anche di recente, il nostro Comune insieme ad altri della provincia di Viterbo e di Roma, hanno approvato in consiglio comunale una mozione per impegnare la Regione ad istituire gli Ambiti di Bacino Idrografico e predisporre la Convenzione di Cooperazione Tipo per il governo dei medesimi, recependo la proposta di legge del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio.

Ebbene, oggi prendiamo atto che, a neanche un mese dalle elezioni la Regione Lazio finalmente si è svegliata e ha proceduto a porre in essere il primo di una serie di adempimenti che sollecitiamo da anni: l’istituzione degli ambiti idrografici.

Solo che la delibera regionale invece di risolvere, finalmente, la questione ha creato ulteriore confusione.

Dalla lettura del provvedimento, infatti, emerge che gli ambiti idrografici sono solo 6 (oltre ai cinque già esistenti, viene creato l’ATO 6 dove sono stati inseriti alcuni comuni di Ato 2 e Ato 5 e che servirà una popolazione di circa 500.000 abitanti), di fatto corrispondenti agli attuali ambiti ottimali provinciali.

Ambiti che, di fatto, non tengono conto delle realtà territoriali idrografiche e che non risolveranno i vari problemi di interferenze. Penso a Civitavecchia ad esempio che aveva iniziato con noi la battaglia legale per poi decidere di trasferire (per ragioni che non spetta a me certo sindacare) le infrastrutture a Acea Ato 2 S.p.A. in quanto ricadente in Ato 2, che nella nuova definizione degli Ambiti è stata inserita in Ato1 insieme a Tolfa, Allumiere e Santa Marinella.

In sostanza mi sembra che da parte della Regione Lazio sia stato avviato un percorso indirizzato alla futura creazione di un ambito unico regionale e che va in direzione opposta di tutte le ipotesi discusse in questi anni dai vari soggetti coinvolti.

Alquanto divertente poi è che la delibera prevede l’avvio (ad ambiti costituiti – n.d.r.-) “di un procedimento con la più ampia partecipazione della rappresentanza degli interessi degli Enti locali, delle associazioni di protezione ambientale e dei comitati per l’acqua pubblica presenti sul territorio regionale.”. Giunti a questa fase, sinceramente, mi chiedo che senso abbia tutto questo.

Altro aspetto che dovrà essere oggetto di particolare attenzione da parte dei Comuni di Ato 1 è la situazione della Talete S.p.A., viso che in passato pare non se la sia passata tanto bene dal punto di vista finanziario.

Quello che mi preoccupa, infatti, è che se e laddove verrà confermata come soggetto gestore del nuovo ATO1, oltre ai Comuni della provincia di Viterbo che già hanno ceduto le infrastrutture e a quelli che ancora le hanno trasferite, dovrà accollarsi anche gli impianti dei Comuni di Civitavecchia, Tolfa, Allumiere e Santa Marinella (per un bacino di circa 80.000 abitanti che porta il numero totale di utenti serviti in Ato1 a 400.000), che sembrerebbe, da quanto abbiamo letto sui giornali nei mesi scorsi, non versino proprio in ottime condizione. Viene da chiedermi chi e con quali soldi effettuerà la manutenzione su una rete acquedottistica non certo ottimale e quanto costerà tutto ciò agli utenti della Provincia di Viterbo.

Tra l’altro mi giunge notizia che i Comuni di ATO 2 abbiamo avviato un tavolo tecnico per la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato, mediante la trasformazione di Acea Ato 2 in azienda speciale. E’ stato già predisposto uno studio in tal senso e nei prossimi giorni verranno ascoltati in audizioni alcuni tecnici incaricati. Mi chiedo perché in Ato 1, che è una realtà ben più piccola e meno complicata di Ato 2 tale percorso, finalizzato ad una gestione pubblica di una risorsa fondamentale, quale è l’acqua per l’appunto, non sia stato ancora avviato”.

“Per ora, in attesa dei prossimi sviluppi, andiamo comunque avanti con la battaglia legale – conclude Caci- a tutela degli utenti. Sulla questione acqua non è scritta la parola fine”.