“Sfingi, Leoni e Mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci”: la mostra a San Sisto

La mostra è poi destinata a trasferirsi al Museo Archeologico di Francoforte sul Meno

Dall’8 agosto è possibile visitare, presso il Complesso Monumentale di San Sisto a Montalto di Castro (VT), sino al 26 di settembre l’anteprima della Mostra “Sfingi, Leoni e Mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci”.

La mostra è poi destinata a trasferirsi al Museo Archeologico di Francoforte sul Meno, dove sarà inaugurata il 2 novembre di quest’anno e rimarrà a disposizione del pubblico tedesco fino al 10 aprile 2022.

Le ultime scoperte archeologiche dalla metropoli di Vulci e le più recenti riflessioni sullo sviluppo della civiltà etrusca in Italia (cfr. recente mostra Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna, Bologna 2019-2020) hanno spinto la Soprintendenza, insieme al Museo di Francoforte e alla Fondazione Vulci, a promuovere una mostra che, partendo dalle recenti acquisizioni, possa evidenziare i rapporti con l’Oltralpe, in un itinerario che, attraverso la cultura di Golasecca, giunge in Germania, seguendo il filo conduttore degli scambi commerciali, del comune atteggiamento di autocelebrazione delle aristocrazie antiche, dell’espressione artistica che può accomunare gli Etruschi e i primi Celti o i loro predecessori, della cultura di Hallstatt.

La mostra ha un partner nel Parco Archeologico del Colosseo, con una sezione speciale dedicata ai re etruschi di Roma.

Le finalità della mostra sono ravvisabili nell’approfondimento intereuropeo di alcune tematiche storico-antropologiche dell’antichità, oltre che nella conoscenza per il pubblico di contesti che spesso mancano in collezioni archeologiche europee, al fine di instaurare un proficuo scambio culturale che, affondando le radici nel passato, getta le basi per il futuro.

Il Museo Archeologico di Francoforte, possiede un’ampia collezione di oggetti etruschi costituita tra il XIX secolo e la prima metà del XX secolo. Purtroppo, questi oggetti sono entrati nel museo senza contesto e a volte anche senza informazioni precise sul luogo in cui sono stati trovati. Il significato di questi preziosi oggetti rimarrà dunque limitato per sempre. La mostra si propone di presentare al pubblico di Francoforte e a quello internazionale un nuovo quadro dell’archeologia etrusca, basato su ricerche e scavi recentissimi degli archeologi italiani, in cui vengono presentati solo contesti completi. In questo modo si vuole offrire anche un contributo alla lotta contro gli scavi clandestini e il commercio illegale di opere d’arte e l’acquisto incauto di oggetti archeologici da parte dei musei europei, di cui si sta discutendo molto a livello internazionale.

La mostra, finanziata interamente dal Museo Archeologico di Francoforte sul Meno, prevede l’esposizione dei reperti rinvenuti nei fortunati scavi effettuati negli ultimi anni nella Necropoli dell’Osteria e in quella di Poggetto Mengarelli. Faranno così bella mostra di sé i corredi della Tomba delle Mani d’Argento con la straordinaria new entry della testiera di cavallo in bronzo e cuoio, appena finita di restaurare dall’Istituto Centrale per il Restauro del MIC, la Tomba dello Scarabeo Dorato e la Tomba della Truccatrice con la rarissima coppa tolemaica, solo per citarne alcuni.

La presente mostra è solo il primo passo di un programma di collaborazione Italia-Germania molto più ampio che prevede per il 2022 la compartecipazione al progetto europeo sul culto di Mitra che vedrà l’allestimento del Mitreo di Vulci presso il museo tedesco e per il 2023 l’inizio delle ricerche archeologiche a Vulci del Museo e dell’Università di Francoforte.

In quest’ottica è stata recentemente firmata la convenzione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e la Fondazione Vulci con le Università di Friburgo e Mainz per un’attività di ricerca congiunta nell’area della città di Vulci.

La mostra è curata da Wolfgang David del Museo Archeologico di Francoforte, da Alfonsina Russo del Parco Archeologico del Colosseo, da Margherita Eichberg e Simona Carosi della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e da Carlo Casi della Fondazione Vulci, e vede l’importante collaborazione della Regione Lazio, del Comune di Canino e del Comune di Montalto di Castro.

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