Torna al PalArte l’omaggio a Battisti

FABRICA DI ROMA – Domenica 17 aprile, al teatro Palarte di Fabrica di Roma, torna, a grande richiesta, “Tu chiamale se vuoi emozioni” che già nella data dello scorso dicembre aveva incassato uno straordinario sold-out ed un incredibile successo di pubblico. Lo spettacolo, scritto e ideato da Gilberto Nati, che è stato direttore artistico della seconda parte del Fabrica Festival, è un vero e proprio omaggio dedicato alla carriera di uno dei mostri sacri della musica italiana, l’immortale Lucio Battisti.

Tra canzoni, testimonianze di altri artisti, coreografie de La Compagnia dei Sogni e ricordi dell’amico e paroliere Mogol, andrà in scena uno show in grado di commuovere ed emozionare, riportando la mente e il cuore a giorni ormai lontani ma ancora sorprendentemente attuali. “Lavorare a questo progetto – dichiara il coreografo Nati – è stato bellissimo.
Ogni brano, ogni passo di una mia danzatrice corrisponde ad una nota della mia anima e ad una serie di ricordi che riaffiorano dalla mia adolescenza e che si accompagnano alle forti emozioni che suscita la voce di Mogol quando racconta l’amico e l’artista”.

“Tu chiamale se vuoi emozioni” intende ricreare una coinvolgente atmosfera sulle note del celebre cantautore, ripercorrendo, in un viaggio evocativo tra le tappe fondamentali della sua carriera, successi, aneddoti e curiosità. Lo spettacolo sarà un omaggio alla canzone d’autore con brani che hanno fatto epoca e rappresenta anche un regalo che il sindaco Mario Scarnati ha voluto fare alla sua amata Fabrica di Roma. L’ingresso sarà infatti gratuito, su prenotazione, questo proprio per consentire a quante più persone possibile di partecipare, ricordarsi e commuoversi.
Una degna chiusura insomma, di una stagione teatrale per tutti i gusti, sostenuta con il contributo economico della Regione Lazio ed elaborata con la collaborazione dell’ufficio cultura del comune di Fabrica, nelle persone dell’assessore Giorgio Cimarra, di Doriano Pedica e di Livia Agnelli e della Proloco guidata da Marco Filacchione.

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