Turbativa d’asta e corruzione, cinque arresti

palazzo_giustizia_viterboACQUAPENDENTE – Cinque persone tra imprenditori e dipendenti pubblici sono state arrestate dal Corpo Forestale per turbativa d’asta e corruzione. Il provvedimento cautelare è scattato questa mattina a seguito di un’ordinanza cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Viterbo. “La richiesta avanzata da questo ufficio al gip – spiega in una nota il procuratore della Repubblica Paolo Auriemma – è giunta all’esito di una complessa e protratta attività di indagine, concernente ripetuti fatti di turbativa d’asta, rivelazione di segreti di ufficio e corruzione, posti in essere, secondo quanto ricostruito, in relazione all’affidamento di lavori pubblici o al rilascio di titoli abilitativi ai fini della realizzazione di rilevanti attività commerciali”.

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“In particolare – continua Auriemma – all’esito delle indagini, è emersa l’ipotesi di ripetute condotte di asservimento della pubblica funzione esercitata da amministratori locali a beneficio di taluni imprenditori privati, avvantaggiati rispetto agli altri, con conseguenti gravi distorsioni della libera concorrenza commerciale ed imprenditoriale e con significativi ritorni economici per i pubblici ufficiali coinvolti. Più nello specifico, i fatti oggetto di accertamento riguardano plurimi affidamenti di lavori da parte del comune di Acquapendente mediante procedura negoziata, in larga prevalenza in favore dello stesso soggetto imprenditoriale ovvero procedure di evidenza pubblica turbate da accordi collusivi concernenti l’individuazione, concordata tra pubblici amministratori della stazione appaltante ed imprenditori interessati, dei soggetti da invitare a partecipare alle offerte (con conseguente possibilità, per gli stessi imprenditori, di accordarsi rispetto alle offerte da presentare e così influire in modo determinante sia sulla selezione del soggetto aggiudicatario che sui contenuti dell’aggiudicazione); gli accertamenti hanno altresì riguardato casi di affidamento di lavori in regime di “somma urgenza”, in difetto dei presupposti di legge, ed il rilascio di permessi riguardanti attività commerciali di rilievo operanti nel territorio comunale”.

“I comportamenti illeciti in ipotesi accertati – aggiunge nella nota Auriemma – come si ripete, risultano continuativamente posti in essere nel tempo, fino al termine dell’anno 2015; il gip di Viterbo ha ritenuto sussistenti sia il pericolo attuale di reiterazione di reati della stessa indole (rilevando, tra l’altro, come i rapporti tra i soggetti coinvolti siano  ancora stabili e perduranti) che il pericolo di inquinamento delle prove. L’indagine è stata svolta, sotto il diretto controllo dei pubblici ministeri assegnatari, con l’efficiente contributo del Corpo Forestale, nucleo Nipaf di Viterbo. Gli accertamenti stanno proseguendo al fine di acquisire ulteriori elementi di conoscenza e di riscontro rispetto alle risultanze sino ad oggi acquisite”.

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